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INTRODUZIONE

Come Venere sorge dalle acque così Faeto sembra sorgere ai piedi del Monte Perazzoni (nome locale di parte del pendio orientale del Monte Difesa) e distendersi fin verso la cima, in posizione dominante tra i Monti Dauni Meridionali. Situato a 866 metri sul livello del mare risulta essere il paese più alto della Puglia.
Si erge a sud-ovest del Capoluogo di provincia, Foggia, da cui dista 47 km ., ai confini con la Campania. In particolare Faeto confina con i comuni di Biccari, Celle di San Vito, Roseto Valfortore, Greci, Castelfranco in Miscano. Dal Belvedere si ha uno splendido sguardo su uno scorcio di Puglia, godendo dello spettacolo del M. Saraceno ( 1138 m .), M. Cornacchia
( 1151 m .), M. Sidone ( 1061 m .), M. San Vito ( 1015 m .), prima che del promontorio del Gargano, del golfo di Manfredonia e di tutta la pianura del Tavoliere. Per godere invece dei deliziosi paesaggi del Beneventano e dell'Avellinese non basta che percorrere pochi chilometri dal centro abitato, sulla strada che conduce al comune di Greci, nei pressi del Castiglione e dell'attuale villaggio San Leonardo.

Faeto è un angolo di Puglia singolare e suggestivo che incanta per la varietà del panorama incontaminato che offre: ai dolci paesaggi montani ridondanti di verde e di silenzio, punteggiati di boschi di querce e di faggi, fanno eco le valli mozzafiato (l'Alta Valle del Celone interessa tutta la zona) e le piccole spianate.
La sua suggestione, inoltre, deriva dalla sua posizione soleggiata rivolta a est e alle brezze marine, dalla salubrità dell'aria e del clima, dalla freschezza e purezza delle acque, dalla diversità di colori e di profumi nelle varie stagioni. Tutto ciò fa di Faeto un frammento di paradiso, prima che un frammento di Francia.
E si, perché Faeto, sorta come colonia angioina, può ben dirsi un pezzetto di Francia trasportata nel Sud dell'Italia, in quanto è legata al paese d'origine da lingua, costume e tradizione.

D'altro canto i progenitori provenzali degli attuali faetani furono attratti da quei monti e da quei boschi dove scelsero di porre la nuova dimora proprio perché ad essi ricordavano la vecchia patria.
Ai sensi della L. 482/99 in materia di tutela delle minoranze linguistiche
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